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Apple vende meno, convinti i clienti ma non gli investitori

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Apple vende meno, convinti i clienti ma non gli investitori

Per la prima volta nella sua storia, le vendite di Apple subiscono un arresto nel corto periodo. Seppure i guadagni per la casa di Cupertino siano ancora ottimi, e più che sufficienti a permettere una ripartizione dei dividendi da capogiro (almeno per noi comuni mortali), la flessione del mercato preoccupa il CFO Luca Maestri, che commenta a Reuters come, con i suoi 51 milioni di pezzi venduti a fronte dei 61,5 dello stesso trimestre dell’anno precedente, l’iPhone 6 non ha raggiunto le aspettative della casa madre.

Ad ogni modo, Apple è convinta che si tratti di una flessione momentanea delle vendite, dovuta alla “particolarità” dell’ultimo modello di iPhone, ed è sicura che con pochi accorgimenti le vendite torneranno a salire in maniera esponenziale. In tale senso, Apple guarda con ottimismo alle aperture del mercato asiatico ed in particolare cinese, che sembrano ricettivi nell’ultimo periodo. In particolare, le vendite dell’ultimo modello iPhone SE, uscito a marzo quindi ancora non conteggiato nella proiezione trimestrale, fanno sperare di recuperare quel 26% di fatturato in meno che l’azienda ha fatto proprio in quegli stessi mercati. L’uscita dell‘iPhone 7 dovrebbe aiutare a rafforzare la base d’utenza, prevenendo ulteriori cali nel mercato.

Ciò che però colpisce non è tanto la perdita di reputazione d’invincibilità della macchina del marketing Apple. La saturazione è una normale legge di mercato, ed anche se Luca Maestri dovrà impegnarsi a contagiare con il suo ottimismo non solo i clienti, ma anche gli investitori, un piccolo stop potrebbe essere il momento opportuno per rivedere le proprie strategie. Ciò che rende perplessi gli analisti è la posizione difensiva assunta dall’azienda, che sembra più intenzionata a giustificare un errore che a prendere atto dei normali avvicendamenti nelle vendite. Difficile dire ancora a cosa essa sia dovuta, ma per chi è abituato alla normale aggressività della casa questo potrebbe essere un segnale d’allarme, come se l’azienda più che una manovra di consolidamento, volesse nascondere qualcosa che ancora sfugge agli osservatori.

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