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La storia dei Nexus: dalle origini ad oggi

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La storia dei Nexus: dalle origini ad oggi

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Dopo aver ottenuto un successo così vasto, e in prossimità della presentazione del nuovo modello, non potevamo non parlare di come Android si sia evoluto nel corso degli anni, ed in particolare della sua gamma Nexus. La settima generazione di questo modello sta ormai per arrivare, motivo per cui ci sembra doveroso ricordare i suoi sei predecessori.

Gennaio 2010: Nexus One prodotto da HTC

HTC è stata la compagnia che ha iniziato tutto con il primo Nexus One (e per inciso, HTC ha prodotto pure il primo smartphone Android). Molto simile all’HTC Desire, il primo Nexus proponeva delle specifiche tecniche tuttora non indifferenti: un display AMOLED da 3,7″, un corpo in policarbonato rinforzato superficialmente con l’uso di teflon, un processore da 1 GHz ed una fotocamera da 5 megapixel.

Android 2.1 Eclair ha debuttato proprio qui, sul Nexus One. Google aveva inizialmente stretto accordi con Cooliris per sviluppare una galleria di immagini 3D, la quale è stata lanciata ufficialmente a partire dalla release 2.1. La vera svolta nella grafica planetaria in 3D arrivò però con Google Earth, dove finalmente si poteva avere tutto il mondo in una tasca.

Curiosamente, il CEO di Sony Ericsson, Bert Nordberg ha detto che inizialmente Google aveva chiesto al fondatore della gamma Xperia di creare il Nexus One, ma all’ultimo la compagnia rifiutò l’incarico. Credo che ora in Sony si stiano mangiando le mani per quella decisione, giusto un po’.

Dicembre 2010: Nexus S prodotto da Samsung

Più tardi nello stesso anno la palla è passata in mano a Samsung, il quale ha basato il nuovo Nexus sul suo già esistente Galaxy S, chiamandolo Nexus S. Tuttavia, le specifiche rimasero quasi le stesse di Nexus One: display da 4″ Super AMOLED, 1GHz di processore, 5 megapixel di fotocamera.

Le versioni di Android vanno avanti e con il Nexus S Google ha introdotto Android 2.3 Gingerbread, una delle più durature release del robottino (probabilmente la più longeva). Il prezzo di lancio era addirittura di 650 euro, ma già quattro mesi dopo era sceso considerevolmente.

Ottobre 2011: Galaxy Nexus prodotto da Samsung

Circa un anno dopo Samsung ha annunciato di voler produrre il nuovo Google Phone, che avrebbe chiamato Galaxy Nexus. Basato ancora una volta sul Galaxy S, questa volta era però dotato di un Super AMOLED da 4,65″ a 720 p, ed un processore dual-core. Su di esso ha preso vita Android 4.x, meglio noto come Ice Cream Sandwich.

Il noto Holo Design viene introdotto qui da Google, il quale in realtà lo aveva già adoperato in Android 3.x Honeycomb nonostante la poca diffusione di tale sistema operativo. Esso proponeva un sacco di sfondi neri, sia per i menù che per la UI, dando una ventata di aria fresca alla durata della batteria, visto l’uso del display AMOLED.

Il Galaxy Nexus era curvo (in realtà il display era piatto, era solo il vetro ad essere curvo ed il case del telefono) molto prima che ciò diventasse di moda. Inoltre, questo è stato il primo telefono di Google dotato di modulo LTE, e nonostante la fotocamera fosse rimasta sempre da 5 megapixel, ora poteva girare video a 1080 p.

Dopo un pò di tempo (giugno dell’anno successivo), il prezzo del Galaxy Nexus era sceso fino a 350 euro, rendendolo uno dei telefoni più economici dotati di un display così grande e con delle simili performance. Questo ha davvero segnato lo standard di “economico ma potente” seguito poi dai successivi Nexus.

Ottobre 2012: Nexus 4 podotto da LG

Nel bel mezzo dell’uragano Sandy, Google ha svelato al grande pubblico il suo nuovo Nexus 4. L’appalto per la produzione passò ad LG, il quale lo basò sul suo flagship casareccio, l’LG Optimus G. Lo schermo rimase pressocchè invariato (4,7 pollici di diagonale, IPS, 720 p).

Questo è stato il primo vero Nexus potente, basato su Snapdragon S4 Pro (molto simile allo Snapdragon 600 che arrivò dopo). Era lo stesso SoC usato su molti dei contemporanei top di gamma, ma proposto ad appena 300 euro! Questo per la versione da 8 GB, mentre quella da 16 GB costava 50 euro in più. Il telefono divenne così popolare che lo stock nel Regno Unito fece sold out in soli 24 minuti.

C’era però uno strano difetto, ovvero la mancanza dell’LTE. Gli hacker hanno poi scoperto che in realtà il modulo LTE c’era e sono riusciti a farlo funzionare egregiamente. LG annunciò ufficialmente che “alcune parti hardware essenziali” mancavno e che l’LTE non avrebbe funzionato correttamente, disabilitandolo poi definitivamente con un successivo update software.

Il Nexus 4 montava Android 4.2 Jelly Bean, il quale aggiunse alcune nuove funzionalità a Jellybean 4.1, il quale era egli stesso un piccolo ampliamento di Ice Cream Sandwich.

Ottobre 2013: Nexus 5 prodotto da LG

Il successo riscosso da Nexus 4 impose ad LG di costruirne un degno successore. Confermato il contratto con Google, inserì un potente Snapdragon 800 ed un grande display IPS da 4,95 pollici fullHD in un case di policarbonato, creando così l’ormai iconico Nexus 5. La fotocamera sale ora a 8 megapixel, gira video a 1080 p ed è dotato di stabilizzatore d’immagine.

LG risolse anche la controversia dell’LTE “presente ma assente”, e questa volta funzionava davvero bene. Google ne ordinò più unità di quante inizialmente previste, dato che tutte le unità da 16 GB vennero esaurite in poche ore. Il Nexus 5 16 GB venne venduto a 350 euro mentre quello da 32 GB a 400 euro.

Google ha poi deciso di sperimentare un pò con il design. La fotocamera OIS da 8 megapixel aveva ora un magnete incorporato, dando così la possibilità di applicare varie lenti agguntive. Forse non molti lo sanno, ma il Nexus 5 supporta anche la ricarica wireless, la quale divenne poi via via più popolare.

Il telefono al lancio era equipaggiato con Android 4.4 KitKat, il primo major Update dopo i tre JellyBean. Esso vantava la più rifinita (nonchè ultima) versione dell’Holo Design, ed era stato ottimizzato per funzionare bene anche su device poco potenti o dotati di solo 512 MB di memoria RAM (ma il Nexus 5 ne aveva 2 GB).

Ottobre 2014: Nexus 6 prodotto da Motorola

Google ha acquisito Motorola nel 2011, utilizzandola come società interna per produrre i suoi Nexus. I dispositivi Nexus hanno sempre rappresentato la linea guida da seguire nell’universo Android, ispirando tutti i produttori e spingendoli a fare di meglio.

Quando Google vendette Motorola a Lenovo nel 2014, non prima di aver commissionato l’ordine del nuovo Nexus 6, pochi mesi dopo, venne presentato ufficialmente Nexus 6 by Motorola.

Il Nexus 6 fu il primo Nexus venduto a 650 euro, ma montava un enorme AMOLED da 6 pollici QHD, uno Snapdragon 805, due speaker frontali ed una fotocamera OIS da 13 megapixel fon flash LED ad anello. Era disponibile nei tagli da 32 GB o 64 GB, questa volta esauriti nel giro di un paio di settimane.

Nexus 6 ha lanciato ufficialmente Android 5.0 Lollipop, la prima major release ad adottare un nuovo stile per la UI, conosciuto ora come Material Design. Questa nuova release sostituisce i vecchi sfondi neri (tanto cari ai display AMOLED) con nuovi sfondi bianchi presenti in tutte le sezioni del sistema, ed ha aggiunto la profondità all’interfaccia flat precedente. Il Material è stato così apprezzato che esso ora è utilizzato persino per il disegno delle pagine web, non solo per le apps.

Tra poco, 29 settembre 2015

Nonostante non sia ancora ufficiale, quest’anno dovrebbero arrivare due dispositivi Nexus: uno marchiato Huawei ed uno marchiato LG. Google dovrebbe presentare al mondo intero i nuovi dispositivi Nexus il giorno 29 settembre alle ore 13:00 PST. Stando ai recenti rumor, essi saranno entrambi basati su processori Snapdragon ed avranno display da 5,2 pollici per l’LG e da 6 pollici per lo Huawei.

E’ molto probabile che vedremo questi due nuovi Nexus presentati ufficialmente prima della fine del mese, e la versione marchiata LG dovrebbe oscillare attorno ai 400 euro.

Inoltre, dopo cinque anni ancora nessuna traccia di qualche Sony Nexus. Vi sono state un paio di versioni Pure Edition, dotate di Android Stock senza personalizzazioni Xperia, tuttavia non le si può considerare rilevanti in quanto Google non aveva preso parte direttamente al progetto.

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