Connect with us

Nasce l’area 120 di Google, spazio di rinnovo o ghetto tecnologico?

News

Nasce l’area 120 di Google, spazio di rinnovo o ghetto tecnologico?

Nessuno penserebbe che Google possa avere dei problemi a trattenere le proprie risorse umane, date quante persone darebbero volentieri un braccio per potere lavorare per loro. Eppure, per i dirigenti del gruppo la fuga continua di talenti è un problema che sta causando grossi problemi all’azienda, che vede moltissimi dei suoi talenti abbandonare la nave per cercare fortuna nel magico mondo delle start up, forti della loro esperienza maturata nel colosso. Sundar Pichai, CEO di Google non si sbottona sulle cifre di tale fenomeno, e quanto questo costi alla compagnia in termini di fatturato e know how, ma la fretta con cui lui ed alcuni dei più potenti esecutivi si stanno impegnando ad arginarlo, fa ben capire come questo vada al di là del normale ricambio di talenti all’interno del gruppo.

L’Area 120 nasce proprio con l’intenzione di diventare uno dei più grandi start up incubators del mondo, per dare la possibilità ai talenti di Google di realizzare il loro sogno senza staccarsi dalla casa madre. Una decisione Pichai ha sentito di dovere prendere dopo che la precedente direttrice del reparto Advanced Technologies & Projects Regina Duncan, una delle persone più in vista all’interno di Google, ha deciso di passare alla concorrenza (Facebook). Perdere altri pezzi da novanta in un momento in cui il mercato si fa ancora più competitivo del solito è un lusso il CEO non intende prendersi, da ciò l’idea di invogliare i propri dipendenti a seguire le loro inclinazioni personali sì, ma sempre all’interno dell’azienda.

La domanda che ovviamente molti si fanno è come in un ambiente tanto strutturato come Google sia possibile dare libertà piena a chi volesse dare vita ad un’idea personale. In un’epoca segnata dal ritorno alla corporatività e dove le piccole imprese vengono spesso messe all’angolo da realtà più forti, questa incubator rischi in verità di trasformarsi in un ghetto stagnante, invece di rinnovare l’azienda dall’interno.

Commenti
Advertisement
Top