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Samsung, Sony e Apple accusate di sfruttamento minorile

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Samsung, Sony e Apple accusate di sfruttamento minorile

Qualcuno là fuori è preoccupato perché deve ancora finire di pagare il proprio dispositivo di ultima generazione e non può comprare subito quello appena uscito. Un lavoratore sottopagato ha appena faticato per oltre 24 ore in una miniera pericolosa, in condizioni disumane, in modo che modo qualcun altro possa godere di un nuovo dispositivo mobile di marca.

Mentre la realtà suona aspra, c’è molto di vero. Quasi tutti noi (me compreso) siamo colpevoli di non sapere come i nostri dispositivi vengono prodotti o come le risorse utilizzate per costruirli sono state acquisite. Ci piace pensare che le persone che hanno costruito i nostri gadget tecnologici vengano pagate con un salario equo, lavorino il giusto delle ore, e siano trattate come tutti gli esseri umani dovrebbero essere trattati. Ma purtroppo questo non è sempre il caso. Non solo i lavoratori sono spesso maltrattati in alcune parti del mondo, molte volte essi sono anche minorenni.

L’organizzazione per i diritti umani Amnesty ha recentemente portato alla luce dei reclami contro Apple, Samsung, Sony, e molte altre aziende per non aver garantito che i minerali utilizzati nei loro prodotti non fossero stati acquisiti sfruttando il lavoro minorile. Nel report, si è riscontrato che bambini di sette anni sono stati messi a lavorare nelle miniere di cobalto nella Repubblica democratica del Congo. Per quelli che non lo sanno, il cobalto è un componente di base necessario per la produzione di batterie al litio.

Come ci si aspetterebbe, tutte le imprese accusate hanno fatto dichiarazioni chiare dicendo di adottare politiche di tolleranza zero verso il lavoro minorile. Amnesty suggerisce che queste società potrebbero fare molto di più per prevenire il lavoro minorile. D’altra parte la Repubblica Democratica del Congo produce almeno il 50% del cobalto del mondo, e la maggior parte delle altre regioni che lo producono hanno problemi legati ai maltrattamenti dei lavoratori e l’impiego di minorenni.

Nel frattempo, le organizzazioni come Afrewatch (Africa Risorse Watch) ritengono che le aziende come Apple, Samsung, e Sony dovrebbero almeno informare su dove esse si approvvigionano di materie prime.

Queste le parole del direttore esecutivo di Afrewatch, Emmanuel Umpula:

Si tratta di un importante paradosso dell’era digitale che alcune delle aziende più ricche e più innovative del mondo sono in grado di commercializzare dispositivi incredibilmente sofisticati senza informare gli acquirenti su dove esse si approvvigionano di materie prime per i loro componenti. Gli abusi nelle miniere rimangono spesso nascosti, perché nel mercato globale di oggi, i consumatori non hanno alcuna idea circa le condizioni di lavoro nelle miniere e nella fabbriche.
Cosa ne pensate, dovrebbero i produttori di smartphone far di più per ostacolare il lavoro minorile e lo sfruttamento?

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